
“Sono circa quindicianni che i cittadini e le associazioni di base si battono per difendere la spina verde costituita dalla Valle dei Casali dall'assalto della speculazione, che tanti danni ha causato nella nostra città”. Così Emilio Trevisan apriva il numero speciale dedicato interamente alla Valle dei Casali nel Dicembre del 1986.
Un numero approfondito, consapevole delle difficoltà e degli interessi in gioco ma soprattutto carico di speranza: “Non è ancora salva. L'87 sarà decisivo” Giampiero Modena titolava il suo articolo, è con grande intuizione ammoniva “non bastano una festa, quattro articoli sul giornale e un Decreto Ministeriale per salvare e valorizzare una porzione della nostra città che ha una importanza storica e ambientale di grande rilievo”.
Ed ancora Francesco Draicchio ripercorreva l'impegno caparbio dei cittadini singoli o riuniti in associazione e in comitati che negli anni si sono adoperati per la tutela delle aree.
Da questo numero speciale passeranno oltre dieci anni per vedere istituire la riserva naturale Regionale della valle dei casali e il territorio subirà altre trasformazioni. Infatti, nonostante l'adozione da parte della Regione Lazio nel 1988 del Piano Territoriale Paesistico 15/10 Valle dei Casali, e le deliberazioni del Comune di Roma della Variante di Salvaguardia nel 1991 e del programma Roma Capitale con la previsione di acquisizione della Tenuta di Villa York, l'istituzione del parco avverrà solo nel 1997 con Legge Regionale 29/97. Quindi oltre 25 anni di lotte, dibattiti, studi e perimetrazioni mentre di fatto il territorio subisce una radicale trasformazioni al punto che della previsione di 1200 ettari tutelabili del Piano dei Casali del 1974 si passerà ai 469 ettari perimetrati dalla Legge Regionale. Circa due terzi del territorio originario è stato consumato da edificazioni più o meno legittime ma sicuramente inopportune.
Oggi tutto ciò che ha superato il “duro esame” di questi anni non può essere solo considerato territorio salvato dall'espansione della città da conservare in maniera immutabile ma è necessario che, a seguito dell'approvazione del piano d'assetto redatto da RomaNatura ed in attesa di una rapida vigenza regionale, possa essere realmente recuperato, valorizzato e divenire fondamentale elemento di riqualificazione per i quartieri Bravetta, Casetta Mattei, Trullo, Portuense e Monteverde. Attorno a questa certezza che si sviluppa la fase odierna: dalla tutela alla fruizione.
Molti proprietari di aree interne al perimetro della riserva hanno compreso l'inutilità dei tentativi pirateschi di “scuciture” e ricalibrano le loro aspettative verso una logica di delocalizzazione, cessione delle aree pregiate e servizi. Stessa riconversione hanno i “desiderata” dei cittadini, che prima hanno battagliato anni per la tutela del territorio, e che oggi cosiderato acquisito il tema ambientale, discutono anche animatamente nel merito della fruizione e la valorizzazione del parco.
Nei tanti incontri con i cittadini, le associazioni ambientaliste e i comitati locali , finalmente si parla di piantumazione arboree, aree giochi, riqualificazione paesaggistica e percorsi natura e non più di lotte per evitare una o un'altra convenzione edilizia. Prevale il tema di come riqualificare e fruire le aree sottratte alla edificazione, cedute o in fase di cessione alla amministrazione Comunale. A partire dalla acquisizione al patrimonio comunale delle aree strategiche: la collina di Montecucco ,la Tenuta di Villa York ed il Forte Bravetta su cui si sta elaborando il piano di utilizzo propedeutico alla fruizione pubblica.
Anche perchè sono finiti definitivamente i tempi in cui le amministrazioni comunali localizzavano i servizi dei quartieri sempre all'interno della Valle senza ricercare mai soluzioni alternative, così da lasciarci pesanti eredità fatte di Poste, scuole, piscine comunali, strutture alberghiere, l'ultima della quale ancora oggi in costruzione e addirittura Parrocchie dentro un territorio pregiato, sapendo che come da romana tradizione, a tale pietanza non poteva che fare da contorno le solite vicende di abusi e condoni. Ci è vuoluta la consapevolezza di tutti, operatori privati, proprietari delle aree ed amministrazioni pubbliche del valore aggiunto che la compatibilità ambientale coniugata con la qualità delle funzioni garantisce ad ogni intervento in questo territorio. Un percorso lungo perchè innanzitutto culturale che parla di limite all'espansione della città e di discontinuità fra urbanizzato e inurbanizzato, che guarda il territorio come bene comune di tutti e non solo come proprietà da valorizzare di alcuni, che chiede il coraggio dell'investire sulla riqualificazione del “ vuoto” e non sul bussines del metro cubo. Tanto è stato fatto ma tanto è ancora da fare poichè progettare e realizzare concretamente una corretta fruizione delle aree è altrettanto impegnativo.Bisogna saper guardare queste aree con occhi nuovi, perchè nuova è la fase dell'idea generale della trasformazione urbana: dalla quantità alla qualità. La Valle dei Casali non è più un vuoto urbano da riempire ma un paesaggio unico a Roma su cui investire risorse, saperi e funzioni pregiate.
E' necessario recuperare la vocazione agricola sperimentando metodologia di gestione innovative, sviluppare attività culturali ed ambientali all'interno di una azienda agricola reale. Questo vuol dire innanzitutto superare l'approccio folcloristico e residuale che l’immaginario collettivo, comunque travisato, troppo spesso accomuna al mondo rurale e immaginare e costruire una nuova dimensione della ruralità, intesa come soddisfazione di un’esigenza vitale espressa dai cittadini di riavvicinamento al mondo agricolo e ad una cultura rurale viva e funzionale ad una campagna dinamica e competitiva.
E' necessario favorire l' incontro tra nuovi bisogni, da una parte, e nuovi prodotti e servizi dall’altra, producendo cultura, attivando relazioni sociali, promuovendo processi identitari, al fine di permettere la crescita di imprese e organizzazioni capaci di elaborare progetti ed esperienze innovative collocate all'interno di territori pregiati caratterizzati da eccellenze qualitative quali il paesaggio e l'ambiente. Quindi un paesaggio agricolo storico recuperato senza compiacimenti estetizzanti o isolamenti territoriali ma determinato da una rete di relazioni dove aree agricole, funzioni eccellenti, prati, boschi, giardini, vengano riconfigurati e costituiscano quell’integrazione fondamentale tra città , cultura, alimentazione, ambiente e territorio. All'interno di questo tessuto “innestare” quelle produazioni artistiche contemporanee che sempre più invadono la vita quotidiana abbandonando per sempre i luoghi deputati ad accoglierle (musei, teatri ,gallerie), ibridandosi e contaminandosi reciprocamente.
Dobbiamo saper sviluppare un un territorio complesso dove la consistenza è data dal grado di vitalità delle relazioni sociali, economiche, ambientali e culturali presenti e muta con il mutare di esse.
Luigi Tamborrino
Presidente Soc. Coop. Valle dei Casali